intestazione


Caterina Farnese, Principessa e Carmelitana


Una testimonianza della popolarità di cui godeva Santa Maria Bianca: la sua presenza nell'Atlante Mariano (redatto dal gesuita G. Gumppenberg), un catalogo delle immagini miracolose della B.V.Maria venerate in tutte le parti del mondo (Verona, 1843) devoto il nome con il quale l'affresco è ancor oggi conosciuto.

Il vivace impegno di Parma nel mondo del volontariato ha radici molto antiche: fin dal Medio Evo infatti la città pullulava di Confraternite dedite contemporaneamente al culto divino e alle più svariate opere di misericordia. Anche intorno all'immagine di Santa Maria Bianca nacque una confraternita, segno della vitalità operosa del movimento mariano suscitato dal dipinto.
Nell'illustrazione: Le opere di misericordia. 

L'affresco (sec. XV), oggi alla Galleria Nazionale di Parma, appartenne alla più celebre delle confraternite cittadine, il Consorzio dei vivi e dei morti; si noti a destra la figura di Gesù, che si identifica nei poveri e negli affamati.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La storia dell'affresco - 2. Un grande sviluppo 

Abbondano i miracoli

Alla devozione popolare per Santa Maria Bianca contribuirono i non pochi miracoli ottenuti per sua intercessione; il Registro delle Chiese di Parma, compilato nel secolo XVI sulla scorta di documenti anteriori, parla delle moltissime (quamplures) guarigioni altrimenti inspiegabili di cui beneficiarono ciechi, sordi e paralitici. Accanto a ciò, un'altra fama, cominciò a circondare Santa Maria Bianca per poi perdurare nei secoli: quella di aiutare le maternità difficili e di proteggere mamme e bambini.

A gloria di Dio...

Con i pellegrini - e non solo parmigiani - arrivano le offerte. L'edificio può essere ulteriormente ampliato con la costruzione della sacrestia e il culto liturgico viene assicurato con un'officiatura quotidiana.

...e a servizio degli indigenti

E proprio allo scopo di gestire le offerte e assicurare il culto divino era sorta una confraternita laicale: una tipica istituzione medievale che potremmo paragonare all'odierno volontariato.

L'abbondanza delle offerte permise alla confraternita non solo di far fronte alle necessità più immediate, ma anche di provvedere di dote le povere ed oneste donzelle della città.

Un «restauro»

Nel 1575 la chiesa fu affidata alle cure dei Francescani, che dopo soli quattro anni - per essere divenuti troppo numerosi - si trasferirono altrove; ma durante la loro breve permanenza avevano rinnovato la chiesa e avevano anche fatto restaurare l'affresco: secondo il criterio del tempo, però. Vale a dire modificando l'immagine originale, piuttosto arcaicizzante, e cercando di adeguarla ai gusti mutati. In quella circostanza furono anche aggiunte - senza preoccuparsi troppo delle proporzioni - due figure maschili ai lati: uno dei re magi e, in abiti pontificali, il patrono della città Sant'Ilario.

Arrivano i Carmelitani Scalzi

Era il 1623 quando la Confraternita ben volentieri affidò la cura della chiesa ai Carmelitani Scalzi, che erano giunti a Parma preceduti dalla grande fama che dalla Spagna si era diffusa un po' ovunque. I figli di Santa Teresa non delusero le aspettative: suscitarono grande fervore spirituale e si accollarono l'impegno di ricostruire la chiesa a fundamentis, come narrano le cronache.

Caterina Farnese, Principessa e Carmelitana